Dronero, 7 giugno 1998
15° INTERCLUB REGIONALE
TEMA:
"Il Club ricordi - esperienze - proposte per un cammino comune
Ricordi brutti e
ricordi belli. Quelli brutti servono a ricordarci quello
che abbiamo patito per tornare a galla e a rivedere il sole, quello che
molti di noi hanno
fatto soffrire ai loro cari, il ricordo triste degli amici che ci hanno
lasciato,Ma soprattutto vorremmo ricordare quelli belli, quelli del
nostro cammino in salita sino al raggiungere la sobrietà, l'aver
cambiato stile di vita, esser e continuare a far tornare il sorriso a tante
famiglie di amici.
I miei ricordi personali sono quelli di una persona
abbruttita dal bere che è entrata nel Club '97 di Ivrea il 18 marzo 1992. Sono
riuscito a fare tanto male a mia moglie e alle mie figlie e a quanti mi stavano
attorno. Il Club é stato
molto buono e accogliente con me i miei cari. Nonostante il loro aiuto mia
moglie e mia figlia sono state costrette a lasciarmi nel tentativo
(riuscito) di scuotermi da quella
apatia dove solo il bere era importante. E' stato un cammino molto sofferto
quello della mia famiglia.
I ricordi belli si
collegano anche ad esperienze positive. Il ritorno a casa di mia moglie e di mia
figlia, la lenta risalita a piccoli passi ma costante. I primi successi morali,
la riconquista dei valori perduti in famiglia,
nella società e nella comunità in cui vivo.
Nel 1995, la settimana di
sensibilizzazione e l'apertura di un club in una zona ancora scoperta e in cui
tuttora servo. Molte esperienze e
storie belle e meno udite allo sportello di accoglienza dell'ACAT. Quante
famiglie sentite al telefono e per mezzo di altri canali.
Però quanta gioia si prova quando a livello personale o di associazione
si vede qualche famiglia tornare a sorridere e a vivere.
Prospettive per il
futuro? Ognuno di noi partendo proprio dal Club di appartenenza può fare molto.
A qualunque livello serviamo
confrontiamoci col servizio
pubblico, con le varie associazioni, con le pubbliche amministrazioni
Nella zona dove provengo qualche discreto passo avanti é stato fatto
anche se molto resta ancora da fare. Dovremo sempre tutti insieme essere
presenti la dove ci è permesso di
portare la nostra testimonianza di cambiamento di stile di vita. Sono convinto
che non servono tanti paroloni saputi che a volte si sentono a Interclub o in
altri contesti.
Se usiamo empatia e se siamo generosi nel darci al nostro
prossimo sicuramente avremo successo, ma quello che più conta vedremo al tre
famiglie unirsi nel nostro percorso di felice vivere in sobrietà
e anche noi avremo nel cuore
quella pace interiore che Hudolin predicava consci di essersi spesi per il bene
degli altri.
Giovanni
Quando ancora avevo il problema
dell'alcol, per me dare era come privarmi di
qualche cosa, adesso, invece,
'dare" è diventato un atteggiamento naturale, perché tutti noi
abbiamo molto da dare, e non finiremo mai di distribuire cose che gli
altri possono servire.
Con I
nostro esempio possiamo fare capire ad una persona in difficoltà per colpa dell'alcol come si vive da sobri
liberi dal pensiero fisso della
bottiglia da svuotare.
Pensiamo ora quanto è bello ricevere un
sorriso, un consiglio sincero, una parola di
conforto: una volta eravamo convinti che fossero cose che esistevano solo
per gli altri, perché a noi non succedeva mai... o era proprio così ....oppure noi
non riuscivamo a vedere chi ci voleva
bene ed era disposto a darci una mano; quella mano che noi abbiamo sempre
rifiutato e scambiato con una bottiglia.
Noi che abbiamo risolto
I problema e ricevuto l'aiuto di cui
avevamo bisogno per ricominciare a vivere, non dobbiamo fermarci
qui:
forti della nostra esperienza potremo
riportare la serenità in tante
famiglie, insegnando a non esagerare con l'alcol a chi
non ha ancora questo problema, e a venirne fuori
a chi sta vivendo il dramma,
ed a non ricadere a chi come me, ne è uscito.
Ricordiamoci che, aiutando gli altri
aiutiamo anche noi stessi1 e crescendo di numero ci saranno più
idee perciò più possibilità di
risolvere il problema di tutti.
Mario
Ricordo
come fosse adesso, anche se sono
trascorsi ormai tre anni e mezzo.
Ospedale di Tortona, al pronto soccorso diagnosi: diabete melico e
anemia, terapia: un mese di degenza con fleboclisi e disintossicanti, quindi non
appena le condizioni generali cominciano a normalizzarsi, il Dottore mi
invita a recarmi con lui ( allora Servitore ) alla sede del Club di cui ignoravo
allora l’esiste.
Alla mia domanda di cosa si trattasse, mi risponde che si tratta di una
cosa che non si può spiegare anticipatamente, e che l’avrei compreso da solo
frequentando settimanalmente il Club.
Questo il mio approccio al Club, con molta perplessità e scetticismo
all’inizio del 1995, al Club una prima grande sorpresa, nessuno degli altri
sette componenti mi rivolse domande imbarazzanti, ne tantomeno accuse di alcun
genere, anzi manifestazioni da parte loro di simpatia e amicizia, (erano sette
alcolisti cronici come me, ora sono rimasti in cinque ). Frequento per sei mesi
il Club, sempre con maggior entusiasmo, e sono nominato referente Acat, con
l’obbligo di frequenza una volta al Mese alle riunioni del Direttivo Acat per
confrontarmi con altre persone che componevano allora i cinque Club della zona
“ Bassa valle Scrivia “.
Tutto questo fa nascere in me il desiderio di far
conoscere l’esistenza e l’importanza dei Club a tutti coloro che avevano
problemi correlati all’alco
Ma gli eventi esterni precipitarono: l’unica persona che mi era
rimasta, mia Madre, si ammala gravemente, ed è in pericolo di vita, e la
necessità di ricoverarla in una Casa di riposo per Anziani mi lascia in
solitudine, pur intervallata dalla saltuaria presenza di una compagna, con la
quale avevo allora progetti matrimoniali.
I compagni del Club non mi bastavano più, e così dopo sei Mesi mi
rivolgo in un momento di sconforto profondo ancora all’alcol...... Di nuovo un
ricovero in Ospedale questa volta solo per una decina di giorni, durante i quali
i miei compagni del Club e la mia compagna di vita mi vengono a trovare, e mi
convincono una volta dimesso a riprendere la frequenza al Club.
Per un anno
circa al Club divento attivista, tanto e vero che nell’Agosto del 96 frequento
con profitto il corso di sensibilizzazione per problemi alcolcorrelati al Passo
del Tonale, e torno con la certezza di essere ormai passato dall’altra parte
della barricata tunnel… alcol, ma non fu
così.
Di nuovo nell’autunno del 96 le condizioni di salute di mia madre
peggiorarono, e ben presto si spegne, nel medesimo tempo i miei progetti
matrimoniali vengono nuovamente rimandati, e ancora una volta perdo la fiducia
in tutto quello che avevo fino ad allora acquisito al Club, e ritorno ancora
all’alcol.
Questa volta la seconda ricaduta mi costringe ad un ricovero in
Ospedale per circa 20 giorni. Finalmente all’inizio del 97 ritorno al Club e
da allora non ho più smesso di frequentarlo. E non ho più assunto alcol e mi
sono sposato.
Ora sono dall’inizio del 98, e dopo circa un anno e mezzo di astinenza,
Presidente del mio Club.
Tutto questo travagliato cammino, mi spinge a fare
ora due tipi di proposte e considerazioni, la prima consiste nella necessità di
aumentare fortemente l’informazione dell’esistenza dei Club nella nostra
società, sia dal punto di vista delle strutture sanitarie che pubbliche.
La seconda proposta che faccio è quella di insistere una volta avvenuto
l’approccio al Club con una frequenza costante e assidua, senza periodi di
intervalli, questo perché non solo per me, ma ( come è stato chiarito e
ribadito con certezza in una recente trasmissione radiofonica ) per tutti coloro
che sono alcolisti, il Club e solo il Club garantisce statisticamente che nel 90
% dei casi l’astinenza.
La frequenza al Club dà la garanzia di allontanarsi per sempre
dall’alcol.
Ezio
Quattro anni fa, io e Domenico entrammo per la prima
volta in un Club per alcolisti in trattamento. Da tempo mio Marito Domenico
faceva uso di sostanze alcoliche, ed era uscito da poco dalla dipendenza di
eroina.
Le mia insistenze per far smettere Domenico dal bere, per lungo tempo
furono vane, incontrammo la realtà del Club per mezzo dello psicologo del
Servizio di tossicodipendenza, io ne fui subito entusiasta, perché mi rendevo
conto che quelle persone avevano lo stesso problema di Domenico, ma prendendone
coscienza cercavano di venirne fuori.
Certo non era cosa facile, ma ce la mettevano tutta, sia per aiutare se
stessi che i nuovi arrivati, Domenico non aveva lo stesso mio entusiasmo, lui
non era del tutto convinto di smettere, anche se capiva che non era certo vita
quella che faceva, ma la costanza che abbiamo avuto nel frequentare il Club, la
solidarietà trovata nei momenti non certo facili che abbiamo vissuto ci hanno
dato la forza per capire che quella trovata era forse la strada giusta.
Ricordo l’aiuto di due persone che ora non sono più con noi, Alfredo e
Carmelo quest’ultimo in particolare mi ha sostenuta nei momenti più cruciali
che ho vissuto a fianco di Domenico, la sua disponibilità e presenza concreta
sono state decisive per noi. Sono passati come ho detto circa cinque anni ed in
questo spazio di tempo molte cose sono cambiate ed in positivo.
Certo il cammino è ancora lungo e le paure purtroppo rimangono, anche se
sono convinta che qualunque cosa possa succedere l’affronterei in maniera
diversa, sapendo che un punto di riferimento sarà sempre vicino a noi: il CLUB.
DRONERO, 07.06.1998
Quando
ho iniziato a scrivere la mia relazione ho sperato che questa giornata
dedicata a noi, alle nostre famiglie avesse una buona partecipazione: vedo
che il desiderio si è avverato.
Questo
significa che i nostri Club, a distanza di dieci anni, continuano il loro
lavoro, la loro diffusione ma soprattutto significa anche che più persone
cercano di affrontare i propri problemi alcol-correlati o quelli di persone
care, perché anche se forse
posso venire colpevolizzato di presunzione, noi che siamo qui dimostriamo di
voler almeno provare a risolvere i nostri problemi del bere, certo non senza
difficoltà, ma perlomeno abbiamo deciso di voler essere realisti, chiamare le
cose con il proprio nome, cercare di crescere come individui, da soli è quasi
impossibile ma i nostri amici del C.A.T. si attivano quanto possono;
insieme cerchiamo di cambiare il nostro vecchio stile di vita per
tentare la dura e, a volte, molto faticosa strada del cambiamento.
Nove anni
fa mi sono ritrovato in una situazione davvero difficile! bastava che bevessi
poco o niente per avere un comportamento anomalo creando problemi a me e a chi
stava vicino. Il mio carattere si modificava, cosicché i problemi lavorativi
e familiari aumentavano diventando insormontabili.
Un buon aiuto mi è stato
dato dal mio direttore dove lavoro il quale mi ha messo in contatto con il
Club di Dronero allora nato da poco tempo, mi sono bevuto l'ultima bottiglia e
mi sono presentato dal dott. Del SER.T. il
quale molto cordiale, comprensivo
ma deciso nelle sue affermazioni mi ha convinto a frequentare il Club di
Dronero. Dopo poco tempo il Dottore è stato sostituito dall'operatrice Maura:
simpatica ma, qualche volta, non ci lascia tranquilli
Certo,
il mio cambiamento, che spero continui per questa strada, è stato possibile
non solo grazie alla mia buona volontà ma anche all'aiuto della mia dolce
mogliettina che nonostante gli anni in cui l'ho fatta disperare si è
dimostrata sempre presente e interessata alla mia persona.
E
poi ci sono i miei tre figli, Chiara, Angelo e Federica! Quale altro motivo più
importante di loro potevo trovare per smettere di bere, per cambiare la mia
vita?
Certo qualche volta i problemi con loro sono così tanti che "un
bicchierino farebbe dimenticare" ...
ma, a parte gli scherzi,
loro hanno bisogno di avere dei genitori in salute e non solo
fisicamente ma soprattutto moralmente affinché
possano rivolgersi a noi come esempi di vita, da quando non bevo ho
ritrovato me stesso, ho ritrovato le gioie della famiglia e ho ricominciato ad
apprezzare i buonissimi piatti cucinati dalla mia cara mogliettina.
Grazie a tutti Lorenzo