INTERCLUB REGIONALE Pinerolo 04/05/03
Spero
che questa mia testimonianza possa farvi capire quanto sia brutto e difficile
vivere con un papà o una mamma che hanno dei problemi alcool-correlati.
Mia
mamma ha finalmente superato il problema, ma i primi quattordici anni della mia
vita sono stati un inferno, non mi ricordo di aver mai visto mia madre sobria
per più dì una settimana, aveva sempre gli occhi rossi, le occhiaie, le borse
e l'aspetto un po' trasandato.
Passavo
molte delle mie sere a piangere, vedendo mio padre con gli occhi lucidi seduto
sul divano e mia madre invece distesa sul letto che dormiva beatamente o
almeno così sembrava, sembrava immersa nei suoi sogni, a volte mi faceva pena
la vedevo come un cucciolo indifeso e impaurito, ma la maggior parte delle
volte vederla barcollare o sentire il suo singhiozzo ripetutamente nel mio
cervello mi faceva scattare un sentimento di nervosismo e di rabbia, in quei
momenti se avessi potuto l'avrei ammazzata, gli avrei spaccato la testa.
Avevo sempre
paura di quello che poteva succedere, avevo paura a lasciarla a casa da sola
perchè in quelle condizioni come spesso accadeva lasciava sempre il gas
aperto, i rubinetti aperti, o mentre faceva pulizia saliva sulle scale e spesso
cadeva, senza mai farsi niente cosa alquanto misteriosa. Avevo anche paura a
rimanere a casa con lei, avevo terrore del male che mi poteva fare in quello
stato d'incoscienza.
Avevo
paura ad uscire con lei, e di tutte le brutte figure che poteva fare, ma
lasciarla uscire da sola era peggio, poteva passare con il semaforo rosso ed
essere investita, far cadere le borse della spesa, rifugiarsi in qualche bar
pieno d'alcool e di fumo.
Quando
invece ero in giro con gli amici e la trovavo per strada il mio cuore iniziava
a battere forte, pregavo e speravo di trovarla in condizioni poco pietose,
quando quelle poche volte la trovavo sobria iniziavo a correrle incontro e
l'abbracciavo, e quello per me era uno dei pochi momenti di felicità, quando
invece la trovavo ubriaca cercavo di evitarla e di parlarle il meno possibile,
inoltre, cercavo di evitare di farla andare ai colloqui con gli insegnanti e
quando mio papà non poteva andare iniziavo già la settimana prima a fargli le
raccomandazioni che non sempre servivano, ne ha me per tranquillizzarmi ne a
lei per farle capire come si doveva comportare, non mi veniva mai a prendere a
scuola e per questo invidiavo le mie amiche, il rapporto che avevano con i loro
genitori e la felicità magari solo apparente di un ambiente famigliare
equilibrato e stabile, mi sentivo sola, mia madre al posto di condividere la
mia infanzia aveva preferito un bicchiere o meglio una bottiglia di vino.
Insomma
ho passato tutta la mia vita in incubi, preoccupazioni, pensieri negativi,
sollevata solo quando mio padre apriva la porta d'ingresso o quando lei si
addormentava nel letto, pensavo "almeno per oggi è finita!". Non
trovavo nulla di bello nella vita, la odiavo.
Quando
lei non c’era o era distratta cercavo disperatamente i cartocci di
quell'odiosissimo Tavernello, nei posti più impensabili della casa (dietro la
lavatrice, sotto il letto, dietro l'armadio, nei cassetti), non sapevo più dove
cercarli passavo da cima a fondo tutti i posti nascosti e quando trovavo quel
maledetto cartoccio lo svuotavo, lo buttavo pur sapendo che quello non sarebbe
bastato a fermarla, ma l'avrebbe solo fatta innervosire ancora di più.
Quando
ero a scuola di pomeriggio o quando ero a nuoto o in giro con i miei amici il
mio pensiero era comunque e sempre mia mamma pensavo a quello che faceva, se
stava bevendo, trascurando la scuola, il nuoto e non ero allegra nemmeno quando
ero con i miei amici e cercavo dì stare a casa pensando almeno di controllarla
e di riuscire a risolvere qualcosa.
Dapprima
mi sono sempre tenuta il segreto dentro di me senza dirlo mai nemmeno ai miei
migliori amici, un po' per paura del loro giudizio un po' per le conseguenze,
sono poi riuscita a sfogarmi con una mia amica, quel giorno ho pianto per ore e
ore ma è stato un giorno meraviglioso finalmente potevo condividere il
problema con una persona esterna che soffriva di sicuro di meno di noi
famigliari.
Con mio
papà avevo spesso paura a parlarne soprattutto quando ero più piccola i primi
anni pensavo addirittura che lui ignorasse il problema, solo dopo ho capito che
lui soffriva e nemmeno lui riusciva a essere tranquillo e ho capito che
avevamo qualcosa in comune la sofferenza e siccome lo vedevo sempre triste e
preoccupato, pensavo che parlarne con me l'avrebbe solo fatto soffrire
ulteriormente, quando sono riuscita a sfogarmi con lui è stato molto utile
abbiamo cercato di trovare una soluzione.
Anche
lui tutte le volte che tornava a casa controllava tutti i posti nascosti e
tutte le mattine le ripeteva sempre le stesse noiose e inutili prediche già
sapendo che non sarebbero servite a nulla.
Quando
mio zio che aveva anche lui problemi con l'alcool è morto, pensavo che quella
fosse la volta buona, l'impulso che le avrebbe fatto capire quello che stava
facendo, è stato così per poco, infatti la sobrietà di mia madre non durò che
poche settimane, in quelle settimane il dialogo iniziava a instaurarsi tutto
poi è svanito.
L'ultimo
anno la situazione è peggiorata erano sempre di più le serate che mia madre era
ubriaca e il mio atteggiamento nei suoi confronti era cambiato, se prima
cercavo di prendere con le buone adesso la odiavo, la ignoravo ed ero sempre
più nervosa tanto da averla presa a schiaffi più volte.
Avevo
quindi annullato la figura materna e avevo iniziato anche a pensare che forse
era meglio vederla morta nella tomba piuttosto che viva ma in queste condizioni
pensavo che almeno se moriva noi ci saremmo rifatti una vita e mio padre
avrebbe forse ritrovato un po' di felicità con un'altra donna.
L'infelicità
oramai non era solo più mia e di mio padre anche i miei parenti ormai erano a
conoscenza del problema, infatti, grazie a una amica di mia zia siamo arrivati
all’ACAT, abbiamo fatto un colloquio con Valeria Romano che con le sue parole
mi ha fatto credere che forse era la volta buona, e il due gennaio del 2001
siamo entrati al CAT 123 con poco ottimismo da parte mia e di mio padre, non
credevamo che le parole e le esperienze di tutti i componenti del CAT
l'avessero convinta, ma quando siamo entrati in macchina dopo l'incontro per la
prima volta ho sentito mia madre veramente convinta di quello che stava
facendo, ed è stato bellissimo. La cosa più strana e che adesso nel raccontare
le mie esperienze non provo più un sentimento di rabbia ma una voglia immensa
di abbracciarla e di dirle grazie di essere con noi e non con l'alcool. Adesso
dopo tanto tempo la nostra famiglia è unità e dopo tanto tempo posso dire di
aver trovato mia mamma, la mamma premurosa, gentile, severa, una mamma che
finalmente s'interessa alla vita dì sua figlia ai suoi problemi adolescenziali,
la mamma che ho sempre sognato e che s'interessa al marito che ha trascurato
così tanto tempo da non essersi nemmeno accorta che gli sono venuti i capelli
bianchi!
Ringrazio
ancora tutti quelli che hanno aiutato mia mamma ma soprattutto lei perché a
scelto di non farsi e di non fare del male...
CAT 123
Acat TO-NORD